Questo fenomeno prende il nome di Temperature-dependent Sex Determination (TSD), ovvero determinazione del sesso dipendente dalla temperatura. Nelle tartarughe marine, come la Caretta caretta, la regola biologica racchiusa nel nido è tanto affascinante quanto spietata: temperature di incubazione più basse genereranno individui di sesso maschile, mentre temperature più alte individui di sesso femminile.
Il punto di equilibrio perfetto (la cosiddetta pivotal temperature) si aggira solitamente attorno ai 28 - 29 °C. Basta un incremento di un paio di gradi durante il secondo terzo del periodo di incubazione - la fase critica in cui si sviluppano le gonadi (thermosensitive period) - per spostare l'ago della bilancia e produrre nidiate composte quasi esclusivamente da femmine.
Se in condizioni storiche normali questa plasticità fenotipica ha garantito la sopravvivenza della specie, nell'era dell'Antropocene e del riscaldamento globale accelerato sta rischiando di trasformarsi in una trappola demografica. Immaginare spiagge di incubazione costantemente sopra la soglia critica significa andare incontro a un fenomeno noto come femminilizzazione delle popolazioni. Se da un lato una quota maggiore di femmine può teoricamente aumentare il potenziale riproduttivo a breve termine di una popolazione (poiché i maschi possono accoppiarsi con più partner), nel lungo periodo il crollo della diversità genetica e la carenza di maschi riproduttori rischiano di portare i tassi di fecondità vicino allo zero.
In alcune storiche aree di nidificazione globali, come la costa pacifica o le isole caraibiche, i monitoraggi scientifici stanno già registrando percentuali drammatiche, con nidi che superano il 90-99% di nascite femminili. Tuttavia, la biologia dei rettili risponde alle pressioni selettive cercando nuove strade. E nel nostro bacino, il Mar Mediterraneo, stiamo assistendo a una risposta migratoria ed ecologica senza precedenti. Storicamente infatti, i baluardi della nidificazione di Caretta caretta nel mare nostrum sono sempre stati concentrati nel settore orientale: Grecia, Turchia, Cipro e, per l'Italia, le coste ioniche della Calabria e della Sicilia meridionale. Negli ultimi anni, però, i network di monitoraggio e la comunità scientifica stanno registrando un trend inequivocabile: le tartarughe marine stanno risalendo il Mediterraneo occidentale e settentrionale. I nidi non sono più eventi sporadici ed eccezionali sulle coste della Campania, del Lazio, della Toscana, fino ad arrivare alla Liguria e alle spiagge della Francia meridionale e della Spagna (Catalogna e isole Baleari). Questo spostamento verso quadranti geografici storicamente più freddi non è casuale. È una vera e propria risposta adattativa (o meglio, uno spostamento dell'areale indotto dal clima) guidata da due fattori principali:
- L'innalzamento delle temperature superficiali del mare (SST): il Mediterraneo occidentale si sta scaldando a ritmi impressionanti, rendendo accoglienti per gli adulti riproduttori aree che un tempo erano termicamente proibitive;
- La ricerca del gradiente termico ottimale per la sabbia: spostandosi a latitudini più elevate, le tartarughe cercano spiagge le cui temperature di incubazione estive siano ancora in grado di garantire quel range termico ideale in cui la produzione di maschi e femmine rimanga bilanciata.
Questo scenario solleva interrogativi cruciali per gli erpetologi e i biologi della conservazione. Siamo davanti a un salvagente evolutivo o a un semplice rinvio dell'impatto?
Le tartarughe marine sono note per la filopatria (la tendenza a tornare a nidificare nella stessa esatta area in cui sono nate) ma il fatto che si stiano colonizzando con successo nuove spiagge dimostra che una frazione di "femmine pioniere" rompe questa regola rigida in risposta a stimoli ambientali. Questa plasticità comportamentale è la loro risorsa più grande.

Schiusa Caretta caretta
C'è un altro grosso problema però: se le spiagge storiche del Mediterraneo orientale erano già sotto pressione, le coste italiane, della Costa Azzurra o della Spagna sono tra le più antropizzate e turistiche al mondo. Spostarsi a Nord-Ovest significa far schiudere le uova su spiagge cementificate, illuminate artificialmente (causa di disorientamento letale per i piccoli) e soggette a un turismo balneare massiccio. La migrazione riproduttiva verso Nord-Ovest è la prova tangibile di come la fauna reagisca dinamicamente ai mutamenti climatici. Ma l'efficacia di questa strategia non dipende solo da loro. Il successo di questa transizione ecologica dipenderà interamente dalla nostra capacità di ripensare la gestione delle nostre coste, trasformando le spiagge turistiche in veri e propri santuari temporanei protetti per permettere a una specie antica di milioni di anni di continuare a nascere con il giusto equilibrio che la natura ha sempre dettato.
Foto di copertina: Matteo Ferretti
