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Martedì, 18 Agosto 2026 08:40

Rettili e abbandoni: oltre il sensazionalismo In evidenza

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Arriva l'estate, le ferie, le vacanze e con loro gli scoop sui rettili abbandonati! Come malauguratamente accade con i cani, il periodo estivo coincide con quello in cui si registra il maggior numero di abbandoni.

E con la crescente diffusione dei cosiddetti pet non convenzionali, oggi ci capita sempre più spesso di imbatterci nel recupero di animali che, fino a qualche anno fa, erano decisamente meno comuni: conigli nani, uccelli ornamentali, piccoli roditori e, infine, anche rettili. Ed è proprio qui che nasce il problema. Se davanti a un coniglio nano o un petauro abbandonato le persone tendono a sorridere e a provare empatia, quando si parla di rettili scattano allarmismo e paura. Questo accade anche quando si tratta di animali completamente innocui. Del resto, in Italia, dove i rettili autoctoni sono animali protetti, non è raro che vengano comunque uccisi per paura o ignoranza: i serpenti sono, in questo senso, tra le vittime principali, ma non vengono risparmiati nemmeno gechi, ramarri e altri piccoli rettili, considerati pericolosi o fastidiosi.


Pitone reale, ritrovamento del 30/09/2025, Foto: Monzatoday

Per quanto riguarda gli abbandoni, nell’ultimo triennio si stimano circa 240.000 gatti e almeno 150.000 cani abbandonati; alcune stime arrivano a superare i 200.000 cani. Eppure, quasi nessuno di questi casi finisce nelle notizie di cronaca. Quando parliamo di rettili, invece, nello stesso lasso di tempo si registrano circa 30.000 animali abbandonati o consegnati a centri di recupero e associazioni. Di questi, circa 20.000 sono tartarughe. I restanti 10.000 comprendono sauri e serpenti: draghi barbuti, iguane, pitoni, boa e molte altre specie. Numeri che raccontano un fenomeno tutt’altro che marginale, ma che meritano di essere letti senza trasformare ogni ritrovamento in un caso di allarme.
E' evidente che gli abbandoni di rettili sono enormemente inferiori a quelli di cani e gatti; considerando che solo un terzo riguarda animali diversi dalle tartarughe, viene da chiedersi: perché tanto clamore quando viene trovato in circolazione un serpente o un tegu?

 
Tegu rosso 2026 e tartaruga azzannatrice 2025, a Modena, Foto: Modenatoday

Partiamo dal presupposto che i rettili legalmente detenibili in Italia non sono considerati pericolosi per l'incolumità pubblica. Il Decreto Ministeriale del 19 aprile 1996 ha, infatti, individuato le specie di rettili ritenute pericolose per l'uomo, vietandone la detenzione, tra cui rientrano i serpenti velenosi. Quindi, qual è il vero motivo di tanto clamore mediatico quando viene trovato un pitone o un altro rettile esotico?
Semplicemente, il "clickbait". Queste notizie, frequentemente arricchite da elementi verosimili e presentate in maniera allarmistica, fanno leva sulle paure delle persone e sull'immaginario collettivo. Paure che, nella maggior parte dei casi, non riflettono il reale livello di pericolosità dell'animale, ma sono piuttosto il risultato di una cultura popolare che da sempre associa i rettili al pericolo, al veleno o al disgusto.

Non a caso, difficilmente un fatto di cronaca riporta il ritrovamento di una semplice tartaruga palustre. Ma quando l'animale ritrovato è una tartaruga azzannatrice (Chelydra serpentina), lo scoop è presto fatto.
Semplicemente perché già il nome dell'animale si presta perfettamente a un titolo sensazionalistico. È anche vero che questa tartaruga è effettivamente mordace e che, soprattutto negli esemplari adulti, può provocare ferite anche molto gravi. Proprio per questo motivo, rientra tra le specie di rettili di cui è vietata la detenzione.
Un dettaglio rilevante, quando si parla di tartarughe azzannatrici, i giornali aggiungono volentieri riferimenti al mercato illegale o al contrabbando di specie esotiche, omettendo però un aspetto importante: in molti casi, la presenza di queste tartarughe sul territorio può essere legata proprio al divieto di detenzione e alle conseguenti liberazioni o abbandoni a fine degli anni 90'. Persone poco responsabili, non potendo o non volendo più gestire questi animali, possono averli liberati illecitamente, contribuendo alla loro diffusione. Oltretutto, sebbene ad oggi non esistano prove scientifiche a sostegno di questa ipotesi, non è da escludere in modo assoluto che, come avviene per altre tartarughe palustri americane, anche le tartarughe azzannatrici possano riprodursi sul nostro territorio e che i loro ritrovamenti avvengano soltanto una volta raggiunta una taglia considerevole.
Oltre a sfruttare i nomi altisonanti dei rettili, molto spesso la cronaca rincara la dose, evidenziando dettagli inutili come la dimensione del serpente, «oltre un metro», o il luogo del ritrovamento, «a 300 metri da una scuola», come se un piccolo pitone o una lucertola potessero automaticamente trasformarsi in un pericolo per gli alunni.

Un ultimo dettaglio, non poco rilevante, è che queste notizie vengono utilizzate anche da chi vorrebbe rendere illegale la detenzione di qualsiasi rettile o animale non convenzionale, presentando il pet trade illegale come uno dei principali mercati criminali al mondo, talvolta addirittura secondo solo a quello delle armi e della droga.
Si tratta però di un'affermazione che punta a confondere fenomeni molto diversi e che vuole indurre a far credere il lettore, che coinvolga anche la detenzione legale. Le stime sul commercio illegale di fauna selvatica comprendono infatti attività e prodotti molto diversi tra loro: pesca e caccia illegale, avorio, pellame, trofei, prodotti destinati alla medicina tradizionale e altri derivati della fauna selvatica. Il commercio illegale di animali vivi destinati al mercato degli animali da compagnia rappresenta soltanto una delle componenti di questo fenomeno e, per quanto economicamente rilevante, non può essere automaticamente equiparato all'intero mercato nero della fauna selvatica. Inoltre, non è corretto attribuire al mercato legale la responsabilità delle attività criminali semplicemente perché alcune specie o alcuni animali possono transitare, illegalmente, dalla filiera legale a quella clandestina.
Non solo: anche da un punto di vista prettamente economico, le stime disponibili suggeriscono che il pet trade legale di animali esotici muova un volume d'affari nell'ordine di quattro volte superiore rispetto alla componente illegale.

Tornando ai fatti di cronaca, quali sono stati i rettili che, nell'ultimo triennio, hanno fatto parlare di sé?

A un primo sguardo, questo elenco sembrerebbe suggerire che i serpenti siano i rettili esotici più frequentemente abbandonati. Ma è forse più plausibile pensare che, proprio perché sono tra i rettili che suscitano maggiore paura e diffidenza nei lettori, siano anche quelli per i quali la cronaca ritiene più interessante raccontare un ritrovamento. I dati statistici infatti confermano proprio questa seconda ipotesi, restituendo un quadro degli abbandoni o fughe molto più variegato rispetto a quello che riporta la sola cronaca.

Il quadro che emerge è quindi più complesso di quanto possano suggerire i titoli dei media. Gli abbandoni e le fughe di rettili esistono e rappresentano un problema reale, sia per il benessere degli animali sia, in alcuni casi, per l'ambiente e la biodiversità. Ma questo fenomeno non può essere affrontato attraverso l'allarmismo o trasformando ogni serpente, lucertola o tartaruga avvistata in una potenziale minaccia per la popolazione.

C'è poi un aspetto culturale che non possiamo più ignorare: i rettili sono animali da compagnia, esattamente come lo sono cani, gatti, conigli, criceti, pappagalli, pesci ornamentali, ecc. La loro natura "esotica" o il loro aspetto non li rende meno legittimi come animali da compagnia. Esistono persone che scelgono consapevolmente di vivere con un serpente, un geco, un drago barbuto o un'iguana e che, al pari di qualsiasi altro proprietario responsabile, ne conoscono le esigenze e si prendono cura dell'animale per tutta la sua vita. È quindi importante superare l'idea secondo cui un animale da compagnia debba necessariamente essere un cane o un gatto per essere considerato "normale".

Questo vale anche quando si parla di specie che la normativa considera potenzialmente pericolose e di cui, proprio per questo, vieta la detenzione. Il divieto non dovrebbe essere confuso con una misura della pericolosità dell'animale rispetto a tutti gli altri animali domestici. Un varano di grandi dimensioni o una tartaruga azzannatrice, se fossero specie legalmente detenibili come animali da compagnia, richiederebbero certamente esperienza, strutture adeguate e particolari precauzioni. Possono infatti provocare ferite importanti e non sono animali da prendere alla leggera. Ma anche considerando queste caratteristiche, è ragionevole osservare che la loro pericolosità potenziale non sarebbe superiore a quella di un cane di taglia medio-grande. La differenza, spesso, sta soprattutto nella percezione che abbiamo di questi animali: davanti a un cane di grandi dimensioni vediamo un animale domestico; davanti a un grande rettile vediamo immediatamente qualcosa di estraneo e minaccioso.


Lucertola messicana (Heloderma horridum) recuperata in provincia di Padova (Foto: Il Mattino, Padova)

Il confronto diventa ancora più interessante se si guarda agli animali legalmente detenibili e riconosciuti come animali da compagnia dalla normativa. In Italia, i rettili comunemente detenuti come pet non rappresentano una causa significativa di ricoveri ospedalieri per aggressioni o lesioni. Gli episodi che coinvolgono rettili sono estremamente rari se confrontati con quelli provocati dai cani, che sono invece responsabili di una quota largamente predominante delle ospedalizzazioni e morti (12 solo dal 2023 ad oggi) riconducibili ad animali da compagnia. Questo non significa che un rettile legalmente detenibile sia incapace di mordere o ferire, ma che il rischio reale che rappresenta nella popolazione è incomparabilmente più contenuto rispetto a quello associato al più comune dei grandi animali da compagnia: il cane.

Ed è proprio questo il punto che spesso viene perso nella narrazione mediatica. La domanda non dovrebbe essere semplicemente "questo animale può fare male?", perché la risposta, per moltissimi animali, sarebbe sì. La domanda corretta dovrebbe essere "quanto è probabile che lo faccia e quale rischio rappresenta realmente per la popolazione?". Un animale può possedere denti, artigli, una notevole forza fisica o un morso potenzialmente doloroso senza per questo costituire una minaccia concreta nella vita quotidiana.

La cronaca dovrebbe quindi fare un passo indietro rispetto al sensazionalismo e uno avanti verso una corretta informazione: identificare con precisione la specie, verificarne la reale pericolosità, distinguere una fuga da un abbandono e, soprattutto, evitare di alimentare paure basate esclusivamente sull'aspetto dell'animale. Un pitone reale trovato in un giardino non è automaticamente un'emergenza; un rettile di grandi dimensioni non è automaticamente più pericoloso di un cane; e una specie vietata non dovrebbe essere presentata come una minaccia per l'incolumità pubblica semplicemente in virtù del suo aspetto o del suo nome.

Naturalmente, tutto questo non significa sostenere la detenzione indiscriminata di qualsiasi specie. Le norme devono essere rispettate e le specie vietate non devono essere detenute. Significa però distinguere il piano giuridico da quello biologico e da quello della reale percezione del rischio. Una specie può essere vietata perché presenta caratteristiche che ne rendono problematica la detenzione, perché può creare rischi ambientali o perché il legislatore ha scelto di limitarne il possesso; ciò non significa automaticamente che, in termini assoluti, sia più pericolosa di un animale domestico legalmente detenibile e molto più diffuso.

 
Varano (Foto: Sky Tg24) e alligatore/coccordillo (Foto: Open), avvistamenti non confermati/fake

In definitiva, dovremmo imparare a guardare ai rettili con lo stesso approccio con cui guardiamo agli altri animali da compagnia: conoscenza, rispetto e responsabilità, non paura preconcetta. Un rettile legalmente detenibile è un animale da compagnia a tutti gli effetti e come tale dovrebbe essere raccontato. E anche quando ci troviamo davanti a una specie che non può essere detenuta, è importante raccontare i fatti per quello che sono, senza trasformare automaticamente un animale insolito in un'emergenza. Dietro ogni rettile ritrovato c'è una storia che merita di essere raccontata con maggiore attenzione. Perché il vero problema non è che questi animali facciano paura, ma che troppo spesso la paura finisca per sostituire la conoscenza. E se vogliamo affrontare seriamente il fenomeno degli abbandoni, la strada non può che passare da una maggiore informazione, da una scelta più consapevole prima dell'acquisto e dalla responsabilizzazione di chi decide di accogliere un animale esotico nella propria casa. Solo così un fenomeno reale potrà essere affrontato per quello che è, senza minimizzarlo, ma anche senza trasformarlo in un'emergenza ogni volta che compare un rettile fuori posto.

 


Fonti e link utili oltre:

Letto 508 volte Ultima modifica il Lunedì, 24 Agosto 2026 08:58
Emanuele Scanarini

Presidente di Italian Gekko Association, appassionato fin da bambino di natura e in particolare di erpetofauna. Allevatore di gechi con un'ottica naturalistica e conservazionistica.

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